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[Monumenti e..]

Resti del Monastero di Santo Stefano in Rivo Maris

in Casalbordino

Immagine: RestiMonastero

Denominazione:
RESTI DEL MONASTERO DI SANTO STEFANO IN RIVO MARIS

Comune e provincia:
Casalbordino (CH)

Tipologia:
Strutture abitative con chiostro e chiesa

Ubicazione:
Nei pressi dell’attuale stazione ferroviaria in località Santo Stefano

Utilizzazione:
Resti fruibili

Epoca di costruzione ed eventuali aggiunte/modifiche/restauri e descrizione dell’edificio con riferimento a forme, materiali e tecniche costruttive:
«Sulla sommità di una collina situata lungo la costa di Casalbordino si trovano i resti della basilica paleocristiana e del monastero medioevale di Santo Stefano in Rivo Maris. L’area, compresa in epoca romana nel territorio del municipio di Histonium (Vasto), era attraversata da una diramazione litoranea della Via Flaminia che da Ancona conduceva a Brindisi il cui esatto tracciato, riportato dagli antichi itinerari, non è ancora noto. Di recente, tuttavia, scavi effettuati ai piedi della collina hanno portato alla luce, nei pressi della strada romana, i resti di una presunta statio: una sorta di antica stazione di servizio stradale dove sostare, rifocillarsi o cambiare i cavalli.
Negli anni Settanta furono rinvenuti sulla collina una basilica con cimitero annesso, senza dubbio uno dei monumenti più interessanti per l’antichità cristiana abruzzese e molisana. Doveva trattarsi in origine di un edificio a tre navate divisa da colonnati, con abside inclusa a levante e pastofori laterali, lunga più di m. 20 e larga circa 12, e pavimentata con un elegante mosaico. Nella zona presbiteriale al centro del transetto, separato dall’abside da un gradino, quattro basi quadrangolari costituivano i sostegni necessari per i supporti del ciborio (fase B). La chiesa in questo suo primo impianto può essere datata tra la metà del V ed il VI secolo. Questa cronologia è suggerita dall’analisi stilistica della pavimentazione musiva — che rivela l’agiatezza della committenza e la circolazione di maestranze e di modelli legati all’ambiente greco orientale — e dall’iconografia dell’edificio che ripropone in scala minore e semplificata un tipico esempio di architettura adriatica paleocristiana influenzata dalle grandi basiliche orientali.
Il mosaico è costituito in prevalenza da motivi decorativi geometrici e compositi (cornici ad archetti intrecciati, nodi salomonici, pelte contrapposte) disegnati a grande scala e arricchiti da vivaci campiture cromatiche e da elementi fitomorfi stilizzati (rotonde foglie cuoriformi e viticci) organizzati in tappeti rettangolari, fatta eccezione per un’unica composizione figurata di carattere simbolico (fase B1), un pannello molto lacunoso, nel quale è ancora leggibile una testa di cervo che anela ad un cantaro dal quale sorgono viticci concentrici. Da questi pochi resti è possibile, tuttavia, riconoscere un motivo iconografico che godette di molta fortuna nell’arte paleocristiana nella variante del cervo che si abbevera al cantaro dal quale fuoriescono zampilli d’acqua, per la suggestiva lettura interpretativa in senso battesimale del Salmo 42,2. Nel mosaico la pianta che si sviluppa in viticci, s’identifica con l’albero della vita e cioè con l’ambiente paradisiaco, ed il cervo con il fedele che anela una volta battezzato e purificato a rinascere in Cristo Dio, con una resa iconografica molto vicina a quella di alcune pavimentazioni musive di arte greca (Ermione, Sparta) databili al sec. VI. Il prestigio della basilica, situata in ambito rurale, la presenza del cimitero ad essa annesso e la distanza dalla cattedrale di Histonium, inducono ad ipotizzare che proprio Santo Stefano costituisse il vero centro di culto per i fedeli della zona, che vivevano nelle campagne in piccoli abitati sparsi. Più tardi, in epoca altomedioevale, la chiesa subì una radicale ristrutturazione: in particolare vennero chiuse le due navate laterali, forse per essere adibite a zona sepolcrale. La storia dell’insediamento cultuale non sembra tuttavia conoscere interruzioni: dalle fonti risulta che alla fine del sec. X esisteva a S. Stefano una comunità benedettina protetta da Trasmondo II conte di Chieti.
Del monastero sono ancora visibili diversi muri con paramenti in ciottoli fluviali che testimoniano l’imponenza di un insediamento cultuale fortificato articolato in vari ambienti. Accanto al monastero continuava a sopravvivere l’edificio paleocristiano, trasformato, da restauri plurisecolari, in una “chiesa ridotta” all’interno della navata centrale della prima basilica e dotata di una propria abside di piccole dimensioni.
Nel 1257, nell’ambito del più generale processo di affermazione del monachesimo cistercense in Abruzzo, il monastero di Santo Stefano venne annesso all’abbazia cistercense di Santa Maria d’Arabona. In quest’epoca l’edificio paleocristiano continuava a svolgere un ruolo di richiamo come cimitero, la cui esistenza è attestata da alcune sepolture comunitarie rinvenute all’interno della navata di destra e che hanno restituito oggetti di corredo personale ed alcune fibbiette di cintura databili tra il XII ed il XIV secolo».
(L. Tulipani, Santo Stefano in Rivo Maris in Cammini Europei ’96, p. 16, cfr. bibliografia)

Stato di conservazione:
I resti murari emergenti sono in pessimo stato di conservazione. Per un consistente brano murario puntellato potrebbe ravvisarsi una condizione di immediato pericolo come per altri elementi superstiti “pericolanti” delle antiche mura.
La buona tecnica di esecuzione dei manufatti, nonostante l’esposizione alle intemperie e agli atti vandalici, ha finora permesso la conservazione o la presenza di danni lievi al bene. Le malte e i lacerti di intonaco superstiti sono di grande importanza per la tecnica di esecuzione e la lettura stratigrafica del monumento. Pertanto sono quelle più esposte a rischio di perdita o di grave depauperamento. (M. Ma.)

Bibliografia:

- E. Abbate, Guida dell’Abruzzo, Roma, 1903, ristampa: Sala Bolognese (Bo), 1984;
- L. V. Bertarelli (a cura di), Guida d’Italia del Touring Club Italiano, Italia Meridionale, primo volume, Abruzzo, Molise e Puglia, Milano, 1926;
- V. Furlani, Centri Storici. Interpretazione dei processi storico formativi e della dinamica aggregativi, Provincia di Chieti Assessorato Assetto del Territorio Settore V Urbanistica e Pianificazione territoriale, CD-Rom, s.d. [ma 1998-99];
- L. Giustiniani, Dizionario geografico-ragionato del Regno di Napoli, Tomo III, Napoli, 1797; ristampa, Sala Bolognese (Bo), 1985-1986;
- E. A. Paterno, Città e paesi d’Abruzzo e Molise, Pescara, 1963;
- P. Sella (a cura di), Rationes decimarum Italiae: Aprutium – Molisium: le decime dei secoli XIII-XIV con carta topografica delle diocesi, Città del Vaticano, 1936;
- G. Strafforello, La patria geografia dell’Italia, Torino, 1899;
- L. Tulipani, Santo Stefano in Rivo Maris in Cammini Europei ’96. Itinerari Culturali nella “Terra di Confine”, Vasto (Ch), 1996;
- L. Tulipani, Un esempio di continuità fra Tardantichità e Medioevo: il complesso culturale di Santo Stefano in Rivo Maris a Casalbordino (CH), in “Archeologia Medievale”, XXVIII, 2001;
- www.parsifalcoop.it.

Antologia:

L. Giustiniani, Dizionario geografico-ragionato del Regno di Napoli, Tomo III, Napoli, 1797; ristampa, Sala Bolognese (Bo), 1985-1986, p. 195

«Sopra di un ameno colle si veggono le mura del monistero di S. Stefano in rivo maris di monaci un tempo Cisterciensi, il cui abate esercitava giurisdizione in essa terra. Le fabbriche mostrano molta antichità, essendo reticolate, ed ora sono destinate ad abitazioni de’ Cavallari, cioè Sentinelle di marina. Vi si veggono alcuni bagni, con sorgente di acqua dolce nelle rispettive conche. Vi si osservano le rovine del ponte presso la foce dell’Osento, che fecero costruire i monaci nel 1384, e veggonsi varie casse fatte costruire per le saline presso il fiume Asinello, che gli anzidetti monaci possedeano. Vicino alle dette saline evvi un luogo detto il Sugliccio molto fangoso, e pieno di mignatte […]»


G. Strafforello, La patria geografia dell’Italia, Torino, 1899, p. 234

«A breve distanza dalla stazione ferroviaria, sopra un ameno poggio, veggonsi ancora gli avanzi della famosa abbazia Benedettina di Santo Stefano in Rivomare, che tanto beneficò e illustrò per secoli queste contrade. Il barbaro Bialy Pascià, nel secolo XVI, portò ad essa l’ultima distruzione con vasto e terribile incendio. Ebbe giurisdizione spirituale sui paesi di Casalbordino, Scerni, Villalfonsina e Torino di Sangro sino al 1794, nel qual anno Ferdinando IV Borbone la trasmise agli arcivescovi di Chieti».


E. Abbate, Guida dell’Abruzzo, Roma, 1903, ristampa: Sala Bolognese (Bo), 1984, p. 354

«Su di un ameno poggio, a poca distanza dalla staz. ferrov. si vedono le mura della Abbazia benedettina di S. Stefano in Rivomare che tanto beneficò e illustrò per secoli queste contrade ed ebbe giurisdizione spirituale su Casalbordino, Scerni, Villalfonsina e Torino di Sangro fino al 1794. Pialy pascià nel XVI secolo la distrusse con terribile incendio».


L.V. Bertarelli (a cura di), Guida d’Italia del Touring Club Italiano, Italia Meridionale, primo volume, Abruzzo, Molise e Puglia, Milano, 1926, p. 402

«[…] Prendendo il sentiero che dalla carrozz. presso la Staz. si stacca a d. e corre in alto ma parallelam. alla linea, quindi deviando a d. per salire Il poggio m. 64 sulla d. della foce dell’Osento, a c. 2 km. dalla Staz. si trovano sull’alto le rovine di una famosa abbazia benedettina, S. Stefano in Rivomare, eretta nell’ 842, devastata da Saraceni, Ungari, Normanni e dai Crociati (1194) e che fu distrutta nel ‘500 da Pialy Pascià».


E. A. Paterno, Città e paesi d’Abruzzo e Molise, Pescara, 1963, pp. 244-245

« […]Presso la stazione ferroviaria sopra un ameno colle sono gli avanzi della famosa Abazia Benedettina. […] Dal 1380 l’Abbazia di S. Stefano per la sua deca¬denza ebbe dei Vicari Pontifici per l’amministrazio¬ne, poi ceduta la Commenda Cardinalizia, nel 1587 Sisto V la donò al Collegio di S. Bonaventura di Roma. I censi ed ogni altra ricchezza, gli usi civici dei feudi della Badia passarono all’Università di Casalbordino che d’allora divenne florida e si svi¬luppò. […] Bialj Pascià nel secolo XVI incendiò e distrusse la Badia di S. Stefano in Rinomare […]».


File: CasalbordinoRestiMonastero1.pdf (136,64 Kb) -





 
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