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Denominazione:
CASTELLO DI MONTEODORISIO
Comune e provincia:
Monteodorisio (Ch)
Tipologia:
Borgo fortificato (cerchia urbana) con torri e castello
Ubicazione:
Centro storico
Utilizzazione:
Fruibile, adibito ad abitazioni, attività commerciali, servizi e museo
Epoca di costruzione ed eventuali aggiunte/modifiche/restauri e
Primo impianto:
XIII secolo (castello), XIV secolo (borgo fortificato e torri); aspetto dopo le trasformazioni: XVIII1).
1) Le informazioni relative all’epoca di costruzione, alle successive trasformazioni dell’impianto e allo stato di conservazione sono state attinte da:
- G. Chiarizia, Schedatura analitica delle opere fortificate abruzzesi, in Abruzzo dei Castelli (cfr. bibliografia);
- G. Chiarizia, Elenco delle fortificazioni, in Atlante dei Castelli d’Abruzzo (cfr. bibliografia).
Queste pubblicazioni sono il frutto editoriale del trentennale lavoro di ricerca della sezione abruzzese dell’Istituto Italiano dei Castelli. Va, inoltre, specificato il fatto che durante i sopralluoghi e a seguito di un indagine conoscitiva svolta sul territorio del Vastese, sono stati aggiunti, ove possibile, ulteriori dati.
Stato di conservazione:
Borgo fortificato: parzialmente integro2).
Torri: integre2).
Castello: parzialmente integro. «Nel nostro secolo la sua area venne inopportunamente invasa da un edificio scolastico; inoltre a sud-est è stato eretto un serbatoio: forse nell’intera regione non esiste un caso di edificio fortificato altrettanto irresponsabilmente deturpato nell’ambiente» 3) .
2) G. Chiarizia, op. cit.
3) C. Perogalli, Le tipologie delle fortificazioni abruzzesi, in Abruzzo dei castelli (cfr. bibliografia), p. 221, n. 49.
Descrizione dell’edificio con riferimento a forme, materiali e tecniche costruttive:
«Il Castello, o meglio, la rocca di Monteodorisio è situata nella parte più alta del centro abitato e benchè inserito nella struttura urbana è spostato al limite del colle, a Ovest, che scende ripido verso il fiume Sinello, posizione che permetteva una visuale libera verso l’orizzonte facilitando la difesa dai nemici, ma pure un’eventuale fuga in caso di sollevazioni interne. Si conservano oggi solo due lati della originaria forma trapezoidale: l’intera cortina del lato maggiore N-O, il corpo di fabbrica lungo il lato minore S-E e tre torrioni orientati secondo i punti cardinali.
Il materiale impiegato nella costruzione è il ciottolo di fiume, intero o spaccato, proveniente dal vicino letto del fiume Sinello, si osserva però anche l’uso del mattone cotto d’argilla.
I torrioni hanno forma circolare, protetti da una scarpata inclinata tronco conica che fa da basamento alla sovrastante torre cilindrica. Il passaggio fra il basamento tronco-conico e la parte cilindrica è indicato da un redondone a forma torica in pietra dura.
La cortina a Nord costituita da muratura spessa 4,00m alla base è dotata di quattro bocche cannoniere strombate; essa ha una altezza di 14 metri circa; questa è insieme alle torri la parte più antica di tutta la fabbrica.
Nella parte superiore del muro si osserva un ampia finestra con arco a tutto sesto; questa unitamente ad altri elementi sulla parete interna, suggerisce la probabile esistenza di ambienti addossati alla cortina.
Probabilmente le quattro feritoie nella parte inferiore erano praticabili con un piano di calpestio. Il solo corpo di fabbrica esistente è più tardo. […]
Il nucleo antico di Monteodorisio, l‘originario “castello“ cioè il borgo fortificato, era circondato da una cinta muraria che probabilmente girava intorno all’attuale quartiere di Capo di Rocca, proseguiva verso porta Carbonara e via Muro Rotto. Nel quartiere Capo di Rocca si trovano ancora i resti di una torre urbica a base quadrata, detta il Castelluccio, forse di età normanna. Altre torri rimanenti della murazione urbica sono quelle in Largo Carbonara e in via Muro Rotto (XIII sec.). Ai margini dell’insediamento collinare troviamo la torre campanaria del convento dei Celestini (XIII sec.), mentre nel punto più alto del colle si erge la rocca (XV sec.) che era separata dal borgo fortificato.
L’impiego esclusivo della pietra, soprattutto calcarea, nelle fortificazioni della contea di Monteodorisio conferma il principio secondo il quale un’opera architettonica riflette il suo sottosuolo, caratteristica, questa, comune alla maggior parte degli edifici fortificati italiani .
Una fonte abituale di approvvigionamento del materiale da costruzione consiste anche nel reimpiego, secondo una prassi particolarmente consolidata nelle architetture fortificate dovuta alle difficoltà di trasporto e ai vincoli imposti dalle capacità economiche correnti che rendevano praticamente obbligata la scelta del recupero del materiale risultante da crolli e demolizioni. La prassi del recupero è rivolta in particolare a laterizi, bozze e blocchi di calcare compatto già posti in opera in edifici più antichi.
Degli inserimenti evidenti, invece, di materiale di recupero sono chiaramente distinguibili nell’angolo e alla base della torre dei Celestini (sec.XIII) a Monteodorisio, con conci in calcare compatto (che sicuramente appartenevano ad un altro tipo di edificio poiché uno di questi presenta ancora delle decorazioni a rilievo); e ancora alla base della cortina muraria tra le torri settentrionale e occidentale della rocca di Monteodorisio (con conci sempre in calcare ma di dimensioni notevoli, circa 60x30)[…].
Tra le emergenze architettoniche superstiti del borgo fortificato di Monteodorisio troviamo la Torre dei Celestini (sec. XIII), la Torre della murazione urbica in Largo Carbonara (sec. XIII), la Torre della murazione urbica in Via Muro Rotto (sec. XIII), la Torre del Castelluccio (sec. XII), la Rocca (sec. XV)».
(L. Busico, Le torri della Contea di Monteodorisio, cfr. bibliografia)
Bibliografia:
- E. Abbate, Guida dell’Abruzzo, Roma, 1903, ristampa: Sala Bolognese (Bo), 1984;
- Abruzzo dei Castelli. Gli insediamenti fortificati abruzzesi dagli Italici all’Unità d’Italia, Pescara, 1993;
- Atlante dei Castelli d’Abruzzo. Repertorio sistematico delle fortificazioni, Pescara, 2002;
- L. Busico, Le torri della Contea di Monteodorisio, tesi in Storia dell’Architettura, anno accademico 1998-1999, Facoltà di Architettura, Università degli Studi “G. D’Annunzio”, Chieti-Pescara;
- V. Furlani, Centri Storici. Interpretazione dei processi storico formativi e della dinamica aggregativi, Provincia di Chieti Assessorato Assetto del Territorio Settore V Urbanistica e Pianificazione territoriale, CD-Rom, s.d. [ma 1998-99];
- I.C. Gavini, Storia dell’Architettura in Abruzzo, II, Milano-Roma, 1928-1929;
- L. Giustiniani, Dizionario geografico-ragionato del Regno di Napoli, Tomo IV, Napoli, 1803; ristampa: Sala Bolognese (Bo), 1985-1986;
- Mostra storico archeologica, “Ma che bel Castello”, a cura di D. Aquilano e A. Faustoferri, Vasto, 2004, pannelli della mostra;
- G. Oliva Arcivescovo dal 1568 al 1577 in G. Meaolo, I vescovi di Chieti e i loro tempi, Vasto (Ch), 1996;
- E.A. Paterno, Città e paesi d’Abruzzo e Molise, Pescara, 1963;
- G. Strafforello, La patria geografia dell’Italia, Torino, 1899.
Antologia:
G. Oliva Arcivescovo dal 1568 al 1577 in G. Meaolo, I vescovi di Chieti e i loro tempi, Vasto (Ch), 1996, pp. 63-64
[Per le numerose chiese che un tempo esistevano all’interno del borgo fortificato di Monteodorisio]: «[…] il Rev.do sig. Vicario visitò le chiese esistenti in detta terra, e in particolare: - la cappella di S. Rocco, che si dice grancia della prepositura; comandò che venisse coperta e chiusa (con porte); - la chiesa di S. Pietro col campanile, anch’essa scoperta e senza porte; comandò venisse riattata; - la cappella di S. Donato; - la cappella della Pietà (9) la cappellina (cona) di S. Lorenzo; - la chiesa di san Lorenzo, che è grancia della commenda di S. Giovanni Gerosolimitano della città di Chieti; […] Quindi la chiesa di S. Maria della Neve, che ugualmente trovò distrutta e tutta scoperta; è detta grancia di S. Francesco. Comandò fosse riattata. Quindi venimmo alla chiesa matrice di S. Nicola che è prepositurale; la trovammo senza tetto e senza alcunché con cui la si potesse chiudere; ha però il campanile con una grande campana, senza tuttavia la fune. Ne è rettore Giulio Cesare Sciabica, il quale non risiede in loco. Si comandò che si apponesse agli atti che doveva riattarsi, e per la riparazione sequestrò i frutti; similmente la cappella di S. Maria delle Grazie, senza dote; - similmente, l’ospedale di S. Leonardo con la sua chiesa, senza porte all’entrata; comandò venisse riattata; - similmente la chiesa di S. Angelo e di S. Biagio, ambedue dirute e dette grance della Prepositura; comandò si riattassero come sopra. […] Quindi passò alla chiesa del S. Salvatore, in cui visitò il Sacramento dell’Eucarestia e il Fonte battesimale, che trovò ben custoditi come sopra».
(9) Si aggiunge per ambedue (S. Donato e Pietà) che sono grance della Prepositura.
L. Giustiniani, Dizionario geografico-ragionato del Regno di Napoli, Tomo VI, Napoli, 1803; ristampa: Sala Bolognese (Bo), 1985-1986, pp. 113-114
«Non se ne sa l’origine, ma ella [Monteodorisio] è certamente di qualche antichità, ed è tutta cinta da mura con quattro porte, appellate ora porta San Francesco, porta del Castello, ambedue verso settentrione, e Porta dell’Ospedale verso oriente, e porta Carbonara verso mezzogiorno. Nella parte più elevata vi si vede un castello opera de’ bassi tempi».
G. Strafforello, La patria geografia dell’Italia, Torino, 1899, pp. 229-230
«Ha una bella chiesa parrocchiale con antichi dipinti e pregevoli stucchi; e in luogo d’una antica chiesuola si sta costruendo un santuario dedicato a Maria SS. delle Grazie, di stile Rinascimento, opera dell’ing. Benedetti di Vasto. Monteodorisio ebbe celebrati conventi, quali quelli di San Francesco d’Assisi, di cui non restano che spaziose colonne di granito egizio e la vicina chiesa, di stile ogivale, dichiarata, allo stato di rudere, monumento nazionale; quello dei Celestini, di cui non resta che una torre diruta, e quello di San Bernardino, la cui chiesa, tra i ruderi di tutto il resto, pare sfidi lo spirito distruttore degli uomini e l’ali edaci del tempo».
E. Abbate, Guida dell’Abruzzo, Roma, 1903, ristampa: Sala Bolognese (Bo), 1984, pp. 363-364
«Notevoli sono anche l’antica torre dell’ex convento dei Celestini, le lapidi sepolcrali dell’epoca romana conservate nel municipio, diversi pezzi di colonne di granito egizio, mura reticolate, marmi e quadri antichissimi di valore nella chiesa parrocchiale e il castello medioevale, antica abitazione dei conti di Monteodorisio, ora in rovina, dalla cui spianata si ha lo splendido panorama sopraccennato. […] E’ anche da menzionare il palazzo Suriani, moderno esso pure, di stile rinascimento».
I.C. Gavini, Storia dell’Architettura in Abruzzo, II, Milano-Roma, 1928-1929, p. 277
«Monteodorisio, capoluogo di una potentissima contea, conserva ancora nel punto più elevato i resti del suo castello turrito che passò da Roberto di Loretello, normanno (1059) a Pandolfo di Sangro, figlio di Odorisio, da Pietro Lalle Camponeschi di Aquila vicerè di Abruzzo, a Francesco del Borgo ed a Perdirosso Barrile. Il maschio della poderosa opera difensiva era costruito da un vasto rettangolo stretto da quattro torrioni angolari, dalla forma cilindrica, coronati da merli e da piombatoi. Ma ora ne vediamo in piedi solo una metà circa ridotta ad uso di moderna abitazione. Le altre muraglie, mozzate a poca altezza da terra, servono a recingere giardini ed aree incolte».
E.A. Paterno, Città e paesi d’Abruzzo e Molise, Pescara, 1963, pp. 117-119
«Il Castello ebbe origine verso la fine del secolo X per opera del Conte dei Marsi Odorisio. Più volte rifatto conserva oggi la forma dell’ultimo rifa¬cimento del secolo XV. Era allora feudatario Giacomo Caldora. Ha pianta pentagonale con perime¬tro di m. 175 circa. Ma dei cinque torrioni origi¬nari rimangono in piedi tre, di cui due ridotti a tor¬racchioni. Quello a Nord Ovest è alto circa 30 me¬tri. Dalle fondamenta si deduce che è sovrapposto ad un’altra torre di epoca remota. E’ un tronco di cono, un terzo dell’altezza, raccordato con la par¬te superiore a cilindro da un anello di pietra dura. Un fregio a cerchi tangenti, retto da una fila di archetti ciechi, chiude la bella costruzione, che so¬miglia a quella della torre di Bassano di Vasto. E’ congiunto alle altre in rovina e soppresse me¬diante una muraglia dell’altezza di circa venti me¬tri, ben conservata perchè costruita a pozzolana.
La tradizione vuole che un camminamento sot¬terraneo unisse il castello ad una torre diruta nei pressi del fiume Sinello. Tradizione comune a più paesi medioevali.
Negli scavi di fondazioni del palazzo scolastico, che ha occupato parte del castello, si sono rinve¬nuti scheletri di alta statura di guerrieri con armi e corazza. La cisterna che era nel cortile di sinistra del castello non esiste più. Il palazzo comitale oggi è ridotto ad abitazioni private e conserva vari ter¬mici, sale ed un salone.
Nell’androne d’ingresso una larga botola immet¬te allo scantinato di quattro stanzoni, con l’uscita praticata sul torracchione di Sud Ovest. Non esi¬stono altre porte.
Dalle finestre e dai balconi della loggia ad ar¬chi e dai torrioni si ammira un bel panorama. La tradizione ci dice che il Poeta Torquato Tas¬so attratto dalla posizione del Castello, dall’aria saluberrima e dall’ospitalità degli abitanti si fermò a Monteodorisio per parecchi giorni».
E.A. Paterno, Città e paesi d’Abruzzo e Molise, Pescara, 1963, pp. 116, 119
«Monteodorisio ebbe al¬tri Conventi: quello dei Celestini, di cui resta una torre diruta (1300), e quello di S. Berardino, la cui Chiesa, tra i ruderi di tutto il resto, sfida l’opera distruttrice del tempo[…]Delle quattro porte che aveva il paese tutto cin¬to di mura e di torri quadrate: la Carbonara, di S. Francesco, del Castello e di Cupello, non ne ri¬mane una. Del Palazzo di Giustizia del Conte presso la Parrocchiale di S. Giovanni Battista ancora esistono i muri perimetrali a settentrione.
L’abitato ha oggi i seguenti palazzi di rilievo: quello dei Fanghella, delle Scuole e dei Suriani di stile rinascimentale, costruito nel 1850 dall’architetto Romano con un pregiato affresco nel salone.
Monteodorisio fu potentissima Contea, come attestano ancora le sue mura e torri maestose».
A. Bonanni, M. Massone, Monteodorisio. Viaggio nel Vastese, paesaggio e beni culturali, Vasto (Ch), 2006 – opuscolo
«Castello medioevale o Fortilizio (sec. XIII — XV). Il castello è sito sul colle urbano a guardia della valle, del fiume Sinello e del mare. La torre ovest è la torre meglio conservata, con eleganti merlature ricostruite all’inizio del XIX secolo. All’interno del castello è possibile visitare il Museo Civico e Centro di Documentazione dell’Ordine francescano in Abruzzo e Mouse. In esposizione capitelli in pietra scolpita di epoca medioevale (sec. XII) provenienti da antichi edifici religiosi, reperti in ceramica invetriata (secc. XIII — XIV) provenienti dall’area padana orientale (Veneto — Romagna) e dalla Puglia settentrionale. Questi ultimi manufatti giungevano per mare negli approdi costieri dell’Abruzzo meridionale».
File: MonteodorisioCastello1.pdf (137,89 Kb) -